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Marketing, Social e Identità: come la desiderabilità sociale influenza la nostra quotidianità

Oggi tutti abbiamo a che fare con i social e molto probabilmente a tanti di noi è capitato a un certo punto di riflettere sul se e sul come veicolare online la propria vita privata o la propria professione.

In effetti i social sono diventati delle importanti opportunità sulle quali investire tempo e a volte anche denaro, e sempre più persone si sono avvicinate anche ai principi del marketing iniziando così a lavorare sulla propria immagine personale o professionale per renderla “appetibile” agli occhi dei fruitori del web.

Ma quanto siamo in grado di distinguere l’immagine che abbiamo online da quella “reale” di noi stessi, e soprattutto…siamo davvero sicuri che le due immagini debbano essere distinte?

Forti di quanto già trattato nell’ultima live a tema, per la nuova puntata di PsicoPsycho abbiamo coinvolto Simona Moliterno (Psicologa del lavoro, Formatrice e Digital Marketer) per cercare di fare il punto su questo e tanto altro.

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La valenza sociale e individuale del Vodu

Il Vodu è una religione africana che pare abbia avuto origine nella zona compresa tra Benin, Togo e Ghana e che in epoca coloniale si è diffusa, tramite le navi negriere, dalle coste africane fino alle isole dei Caraibi e del Sud America.

Tuttora il Vodu viene professato e praticato da varie popolazioni sia nella sua forma tradizionale che in forme sincretiche, assumendo un ruolo cruciale nell’organizzazione sociale e dei singoli individui.

In questo video ho provato ad addentrarmi nei meandri di questa pratica religiosa tra elementi culturali, mistici e falsi miti.

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Vestire la propria identità: la sartoria

Il modo in cui ci vestiamo influenza e non poco la nostra vita e nello specifico l’immagine che abbiamo di noi stessi e quella che vogliamo veicolare agli altri.

Scegliamo con cura gli abiti che ci fanno sentire più comodi a seconda delle situazioni da affrontare, mentre ci lamentiamo quando le circostanze ci costringono a vestire capi d’abbigliamento che cozzano totalmente col nostro modo di essere.

Insomma, la questione meritava un approfondimento, per cui nella nuova puntata di MOMENTI ho deciso di fare una chiacchierata con Stefania Dorta, una bravissima sarta e costumista con la quale ci siamo addentrarti nei meandri della sartoria cercando di capire se e in che modo questa bellissima professione riesca a dialogare con il nostro benessere individuale.

Cambiamento

Danzare intorno ai propri limiti: il Parkour

Il Parkour è una disciplina sportiva che nasce in Francia intorno agli anni ’90 e il cui nome è un adattamento stilistico del termine francese ‘’Parcours’’ che significa “percorso”.

Si tratta, infatti, di uno sport che, prendendo spunto da un particolare addestramento militare, consiste nell’eseguire nella maniera più fluida e tecnicamente efficiente possibile un percorso urbano che prevede vari ostacoli tra cui panchine, ringhiere, muri, tetti…insomma tutto ciò che normalmente troviamo in una qualsiasi città!

Il parkour, però, è molto altro. È uscire fuori dagli schemi, è fare i conti con i propri limiti, insomma è un qualcosa che vale la pena approfondire, e per questo nella nuova puntata di MOMENTI ho deciso di fare due chiacchiere con Antonio Gallizzo, traceur, coach e grandissimo appassionato di parkour.

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Io sono/ho un’azienda?

Mai come oggi il lavoro è una componente essenziale della nostra vita. Gran parte del nostro tempo, infatti, lo passiamo a lavoro o a risolvere i problemi lavorativi e molto spesso anche il nostro tempo libero viene “contaminato” dal lavoro: finiamo per organizzare cene, aperitivi e escursioni con i nostri colleghi che, sempre più spesso, diventano le uniche persone che siamo in grado di frequentare a causa proprio dei ritmi lavorativi.

Tutto questo, ovviamente, condiziona anche la nostra identità e così a volte finiamo per confondere chi siamo con cosa facciamo, la nostra immagine personale e quella professionale.

Nella nuova puntata di PsicoPsycho abbiamo provato a fare il punto su questo e tanto altro passando attraverso fenomeni come il phubbing, la FOMO, la sindrome dell’impostore e l’attualissimo doomscrolling.

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Autoconsapevolezza e ragionamento critico grazie allo Storytelling

Lo storytelling è l’arte di raccontare storie, di costruire una rete narrativa capace sia di rafforzare la componente autobiografica di chi racconta, sia di catturare lo spettatore stimolandone pensieri, azioni ed emozioni.

Questa particolare forma narrativa non ha però solo un valore autobiografico o didattico, ma può essere utilizzata anche per raccontare ed accrescere il valore di un’azienda, un’ideologia e finanche una linea politica.

In sé, quindi, lo storytelling può diventare uno strumento che può tornarci molto utile per la nostra crescita personale e per questo ho deciso di approfondire l’argomento nella nuova puntata di MOMENTI facendo due chiacchiere con “Yreak”, un giovane creator che racconta le sue storie fatte di viaggi, avventure e interessi attraverso video e contenuti online che carica e diffonde sui suoi social.

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La mutanza: crisi epilettica, possessione demoniaca o semplice credenza popolare?

La mutanza è un fenomeno tipico soprattutto di alcune zone di Abruzzo e Molise e si configura come un potente dispositivo culturale che permette, attraverso il pensiero magico, di rendere pensabili – e quindi controllabili – una serie di malesseri fisici e cognitivi che investono la persona e che sarebbero riconducibili all’epilessia.

Tuttavia, nel corso degli anni il fenomeno e la sua interpretazione hanno subito una grande trasformazione, passando da manifestazioni che richiedevano l’intervento di monaci esorcisti a malesseri curati da pranoterapeuti o maestri di Reiki.

In questo video analizzo il fenomeno della mutanza attraverso un interessantissimo studio condotto da Lia Giancristofaro proprio in terra Abruzzese e Molisana.

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La panacea di ogni fanatismo: il Debate

Il Debate è una metodologia didattica che affonda le radici nella disputatio medievale, un sistema di insegnamento che simula un processo nel quale i protagonisti del dibattito avevano il compito di mettere in discussione alcuni temi di attualità scelti dal magister.

Con il Debate questa tradizione si rinnova diventando una specie di gioco attraverso il quale gli studenti possono non solo acquisire competenze trasversali quali il cooperative learning e la peer education, ma anche allenare il proprio ragionamento critico attraverso la ricerca attenta delle fonti e sviluppare competenze di public speking e di educazione all’ascolto.

Nella nuova puntata di MOMENTI ho parlato di questo ed alto con Nancy di Nardo, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Linguistico “De Titta-Fermi” di Lanciano nonché coach di Debate.

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Ikebana: il benessere che parte della natura

L’Ikebana è un’arte giapponese il cui obiettivo è quello di arrivare alla creazione di una composizione fatta di fiori ed elementi vegetali in grado di rappresentare appieno l’armonia che c’è tra la composizione stessa, la persona e l’ambiente circostante.

Dietro questa disciplina c’è, infatti, la filosofia per cui tutto deve rimandare a un generale senso di equilibrio. La persona che vuole realizzare una composizione Ikebana, quindi, dovrà incontrare la natura, analizzare colori e forme dei suoi elementi lasciandosi pervadere dalla loro singolarità e abbinandoli tra loro in modo da creare combinazioni capaci di suscitare sensazioni e sentimenti di benessere.

Nella nuova puntata di MOMENTI ho parlato di questo ed alto con Jenny Favari, grande appassionata di Ikebana ma anche divulgatrice dei principi e delle tecniche di composizione che stanno alla base di questa bellissima forma d’arte.

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Georges Devereux e il suo prezioso contributo alla psicologia transculturale

Georges Devereux, all’anagrafe Gyorgy Dobo, è stata forse una delle personalità che ha contribuito maggiormente alla nascita e all’evoluzione sia dell’etnopsichiatria che della psicologia transculturale.

Partendo dal lavoro di Alain Goussot, in questo video ho deciso di raccontare chi era Devereux e soprattutto i preziosi spunti che ci ha regalato e che, a conti fatti, risultano utili sia a chi lavora nell’ambito dell’accoglienza o della clinica transculturale che a chiunque si relazioni con un “Altro” inteso come chiunque abbia cultura, esperienze e vissuti diversi dai propri.