Recensione film

Il Mangiafuoco del “The Place”

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Il nuovo film di Paolo Genovese è una pellicola a mio avviso molto complessa che presenta almeno due piani di lettura.

Quello più immediato possiamo vederlo già all’interno del trailer quando allo spettatore viene chiesto espressamente “cosa sei disposto a fare per ottenere ciò che vuoi?”. Un rimando, questo, ai concetti di moralità, di scelta e alla vera conoscenza di sé. Si potrebbe pensare, quindi, che il motivo per cui lo spettatore dovrebbe rimanere ancorato alla poltrona della sala cinematografica sia la curiosità di scoprire le zone recondite della sua psiche, mettere le mani su quella parte socialmente e moralmente inaccettabile che dobbiamo mettere a tacere se vogliamo vivere in una società. Se però ci fermiamo un attimo a guardare alle storie dei vari personaggi del film notiamo come ciò che motiva davvero i loro progressi non è tanto la consapevolezza rispetto a sé stessi o la ricerca delle zone oscure della personalità, bensì la realizzazione di ciò che vogliono.

Attenzione, ciò che vogliono, non ciò che desiderano! È qui che a mio avviso si gioca la vera partita del film, in quanto è su questa distinzione che si innesca nello spettatore il vero spunto di riflessione. Tutti i personaggi partono con una richiesta e sono pronti a giustificare ogni loro pensiero e ogni loro comportamento pur di realizzarla, arrivando anche a fare cose che non avrebbero mai pensato di fare. Tuttavia, a lavoro finito, i protagonisti arrivano ad un risultato che tutto sommato li soddisfa, ma che non è quello inizialmente voluto, è quello inconsciamente desiderato.

Userò le singole storie dei personaggi per spiegare meglio il mio punto di vista, soffermandomi alla fine sulla figura dell’Uomo del The Place, un personaggio controverso che sembra richiamare la figura dello psicologo ma che a mio avviso sarebbe meglio associare alla figura di Mangiafuoco. Ma andiamo per ordine…i personaggi!

 

Odoacre (Rocco Papaleo)

Si presenta al The Place dicendo di volere una notte con una modella del calendario che ha appeso in officina, ma questa voglia svanisce nel giro di poco tempo. È una persona che scansa gli affetti e che probabilmente non ha mai provato né ricevuto attenzione o amore. La “missione” che l’Uomo gli assegna consiste quindi nel prendersi cura e proteggere una bambina per la durata di due settimane. Odoacre rivoluziona le sue giornate, trova un secondo lavoro pur di tenere d’occhio il suo obiettivo e finisce con l’affezionarsi così tanto alla bambina che arriva perfino a rapirla e a tentare di uccidere l’uomo che la vuole morta. È una persona incapace di gestire le emozioni, tant’è che il suo affetto diventa in poco tempo una vera e propria dipendenza…e la dipendenza ha sempre le sue conseguenze. Odoacre, seppure in maniera distorta, riuscirà a dare voce al suo bisogno di affetto e a provare cosa vuol dire davvero tenere a una persona e fare di tutto pur di difenderla.

 

Gigi (Vinicio Marchioni)

Gigi invece è il carnefice della vicenda appena descritta: il suo obiettivo è quello di uccidere la bambina protetta da Odoacre. Deve farlo se vuole riavere in salute suo figlio che è ricoverato in ospedale per un tumore. Ciò di cui realmente sembra aver bisogno Gigi, però, è di trovare la sua identità di padre, ma non il padre supereroe bensì una persona capace di rinunciare a tutto, anche alla cosa a cui tiene di più pur di stare accanto a suo figlio. Ed è questo quello che avviene nella sua storia in quanto Gigi rinuncia ad uccidere il suo obiettivo (pur avendone l’occasione) per passare gli ultimi istanti con il figlio morente. “Non voglio essere un padre così!” dirà alla fine del film, mostrandoci come il suo bisogno di essere un buon esempio per il figlio prevarichi sul volerlo salvare dal cancro. Il figlio si salverà e Gigi potrà iniziare a fare il padre con la piena consapevolezza di essere un buon padre.

 

Ettore (Marco Giallini)

Poliziotto dal rapporto ambivalente con la legalità, Ettore si presta a picchiare a sangue una persona pur di trovare la refurtiva di un colpo messo a segno da un criminale che successivamente si scoprirà essere suo figlio. Vuole salvarlo, vuole evitare che faccia ancora stupidaggini, ma il suo vero obiettivo è quello di riconquistarne l’amore e per farlo è disposto a tutto, anche a insabbiare la denuncia di una donna. Ettore ha bisogno di redimersi, vuole rimediare ai suoi errori commessi in passato con il figlio e, seppure con molta difficoltà, ci riuscirà. Si costituisce confessando l’insabbiamento della denuncia e scontando la sua pena.

 

Alex (Silvio Muccino)

Ragazzo di strada, allergico alla legge e al controllo nonché figlio di Ettore, Alex arriva al The Place perché condotto da Martina. Dopo aver testato la validità del metodo che l’Uomo seduto davanti a lui utilizza per soddisfare i suoi clienti, palesa la sua volontà: vuole che suo padre sparisca dalla sua vita. Un mix di eventi ci mostra quello di cui davvero ha bisogno Alex, ovvero di un padre redento che si è reso conto degli sbagli che ha fatto nei confronti del figlio e che vuole davvero riparare alla ferita emotiva che gli ha inferto. Così sarà in quanto, costituendosi, Ettore dimostra ad Alex di voler davvero cambiare e questo fa sì che i due si riavvicinino.

 

Martina (Silvia d’Amico)

Martina è una ragazza insicura, a tratti superficiale, che vuole a tutti i costi essere più bella perché così finalmente troverà un ragazzo che le possa stare vicino. Il compito che deve svolgere per ottenere ciò che vuole è rubare una somma di denaro e per farlo si avvale dell’aiuto di Alex, un ragazzo che conosce per caso e che subito si mostra disponibile ad aiutarla. Quello di cui Martina ha bisogno è di sentirsi accettata e in grado di fare qualcosa grazie al suo ingegno e al suo acume. La relazione con Alex la metterà davanti al fatto che non importa essere ciò che gli altri vogliono, ma trovare qualcuno che la accetti per quello che è.

 

Azzurra (Vittoria Puccini)

Azzurra vuole a tutti i costi ritrovare la passione con suo marito e per farlo è disposta perfino a rompere l’idillio di una coppia fingendosi l’amante del suo vicino di casa. La ragazza, che a quanto sembra desidera una relazione stabile e con una prospettiva, rappresenta a mio avviso il punto di rottura del film, l’evento che fa crollare tutte le certezze dell’Uomo del The Place e che lo mette davanti al fatto che tanto più è complessa la macchina che si sta costruendo, tanto più grande è il danno che si fa se le cose vanno per il verso sbagliato. Azzurra, infatti, ottiene quello che vuole, suo marito si addossa tutta la colpa dell’infedeltà della moglie e la loro relazione riprende a gonfie vele. In poco tempo, però, questa relazione diventa un inferno in quanto il marito di Azzurra diventa opprimente, geloso e violento. Alcuni imprevisti possono essere “aggiustati”, altri si possono evitare, altri ancora no, e la protagonista di questa storia fa parte proprio di quest’ultimo gruppo dal momento che la denuncia che sporge per la violenza subita ad opera del marito viene insabbiata da Ettore e così lei finisce per essere uccisa.

 

Suor Chiara (Alba Rohrwacher)

La donna arriva al The Place con una richiesta molto particolare: vuole ritrovare Dio. E quale metodo più semplice per trovare Dio se non quello di mettere al mondo un figlio? Peccato che questa cosa significherebbe infrangere il voto di castità fatto proprio a quel Dio che lei vuole a tutti i costi sentire di nuovo dentro di sé. Nonostante l’Uomo le proponga un compromesso la suora rifiuta categoricamente, ma le cose cambiano quando incontra un ragazzo, Fulvio. Fulvio è cieco e nonostante il suo handicap è felice, la fa stare bene, la fa sentire libera di essere sé stessa fino al punto da farle considerare fattibile la proposta dell’Uomo. Dopo aver fatto l’amore con Fulvio, però, Suor Chiara decide di tenere il bambino ed è a questo punto che soddisfa il suo bisogno, ovvero quello di trovare un Dio “tangibile” e capace di colorare la sua vita dandole un senso.

 

Fulvio (Alessandro Borghi)

Come accennato, Fulvio è cieco e per questo vuole vedere. Riacquistare la vista, però, è solo un pretesto per lui in quanto quello che realmente desidera sembra essere il sentirsi come tutti gli altri. L’Uomo gli propone, quindi, di violentare una donna ed è questo il motivo per cui inizialmente Fulvio si avvicina a Suor Chiara. A poco a poco, però, esce fuori il suo reale bisogno e, anche se fa l’amore con suor Chiara senza violentarla, decide di non intraprendere una relazione con lei nonostante quest’ultima lo faccia sentire per la prima volta amato e non compatito. Anche se non lo vede, Fulvio ha acquistato la vista, quella stessa vista che ha la maggior parte delle persone intorno a lui e che lo fa andare via dal locale alla domanda dell’Uomo “se tu ci vedessi ci staresti con una cieca?”.

 

Signora Marcella (Giulia Lazzarini)

Questa simpatica signora anziana vuole riavere suo marito che è affetto da Alzheimer e, pur di raggiungere il suo scopo, è disposta a sacrificare delle vite umane costruendo una bomba da piazzare in un bar. Quello che realmente la signora desidera è di riavere i bei momenti che la malattia del marito le sta togliendo giorno dopo giorno e, dopo un susseguirsi di indecisioni, capisce che non è facendo un patto col diavolo che può tornare indietro. Il passato è passato e l’unica cosa a cui porterebbe il diventare un attentatore sarebbe solo il mostrarsi al marito come una persona diversa. Questa donna diventa a sua insaputa la figura di snodo che innesca la reazione dell’Uomo a lasciare il suo “lavoro”. Attraverso la minaccia della signora di piazzare la bomba nel locale in cui i due stanno chiacchierando, infatti, lui si renderà conto di tenere a qualcosa, di aver trovato uno scopo alla sua vita che non sia il mero giocare con le vite degli altri.

 

Angela (Sabrina Ferilli)

Personaggio molto importante e allo stesso tempo enigmatico perché scardina gli schemi dell’Uomo-burattinaio. Come la stessa Ferilli ha commentato in un’intervista, non si sa se Angela è reale o è solo una proiezione della coscienza di questo strano uomo che passa le sue giornate aspettando la visita delle persone che gli chiedono aiuto. Potrebbe essere un ricordo di un amore passato o una persona in carne e ossa che fa breccia nel suo cuore, fatto sta che attraverso questa figura l’Uomo rinuncia al suo ruolo e sceglie di vivere piuttosto che creare intrecci sadici e machiavellici.

 

L’uomo (Valerio Mastandrea)

È un’entità a sé. Non si sa nulla riguardo la sua vita, su come guadagni i soldi che spende per mangiare e bere caffè, né tantomeno se ha o ha mai avuto una vita sociale. Sembra uno specchio che rimanda a chi gli sta di fronte la propria immagine, mettendolo davanti alla sua vera natura. Non si limita solo a questo però, organizza intrecci di storie prestando attenzione ai dettagli che gli vengono raccontati, agli stati d’animo e alle fantasie delle persone che gli siedono davanti al fine di avere tutto sotto controllo, come fosse un gioco di ruolo in cui tutto deve portare ad un equilibrio. È il male, il demonio, la morte, l’abisso, ma anche Dio, il mago, il risolutore di problemi, colui a cui si può chiedere tutto, non giudicante, in grado di ascoltare e di far sentire libera la persona che gli sta davanti. Non è cattivo, ma neanche una brava persona. Non ha remore a proporre atti squallidi e truci pur di dimostrare alle persone che sarebbero pronte a tutto pur di raggiungere il loro scopo. È scaltro, presuntuoso e sembra avere un piano per chiunque gli si presenti davanti inserendolo in un gioco a incastro in cui le azioni di uno influenzano quelle di un altro rievocando metaforicamente l’effetto farfalla. Sembra un amico, ma assomiglia più a un burattinaio che muove le sue marionette per il puro gusto di creare un gioco perfetto. Quello di cui sembra aver voglia è di sentirsi capace, di limare e sistemare in maniera chirurgica e meticolosa tutti i progressi che i personaggi del suo gioco fanno, di sistemare l’imprevisto così da creare sempre nuove trame. Alla fine, però, quello di cui sembra aver bisogno è di essere considerato, di riuscire ad essere visto da qualcuno e di poter così vivere la vita piuttosto che giocarla attraverso quella degli altri.

 

Al termine delle rispettive avventure, quindi, ogni personaggio si rende conto (in maniera esplicita o meno) che quello che realmente desiderava non era affatto la richiesta che poneva all’Uomo della tavola calda, bensì quello che si celava dietro ad essa. Desiderio e non volontà, dunque, e il ruolo dell’Uomo sembra essere quello di catalizzatore di questa presa di coscienza. “Ricordati sempre che lo stai facendo per te” ribatte l’Uomo a Gigi in una scena in cui quest’ultimo lo accusa di fargli fare delle cose bruttissime, e credo che questa frase riassuma il ruolo appena descritto.

Un ultimo appunto. Per alcune caratteristiche sembra che l’Uomo del The Place possa essere associato alla figura dello psicologo: non dice nulla di sé, ascolta gli altri in modo non giudicante, si interessa ai loro sentimenti e alle loro emozioni, lavora sulla realizzazione dei desideri, li mette davanti alle loro zone d’ombra, basa il suo rapporto con chi gli sta davanti sulla fiducia. Manca, però, a mio avviso un tratto saliente per cui questa associazione non può stare in piedi: l’avere come fine ultimo il benessere della persona. Le azioni proposte dall’Uomo, infatti, sembrano avere come unico scopo quello di dare un senso alla sua vita. Sembra, infatti, che l’unica ragione della sua esistenza sia strettamente legata al fatto che qualcuno si sieda davanti a lui e che si inserisca nel gioco di ruolo che lui stesso ha abilmente costruito. Per questo, credo che sarebbe meglio accostare la sua figura a quella di Mangiafuoco, il burattinaio del cartone animato di Walt Disney[1] che compra Pinocchio per due soldi con la scusa di farlo partecipare ai suoi spettacoli ma con il solo obiettivo di guadagnare ed essere sempre più ricco. La scena finale del film è emblematica in questo senso perché, se è vero che l’incontro con Angela permette all’Uomo di dare finalmente un senso alla sua vita e di convincersi del fatto che quest’ultima è sempre meglio viverla che giocarla, quest’atto lascia inteso che tutte le storie iniziate e non finite presenti nel suo libro resteranno tali, incompiute, prive di interesse e di considerazione. Quelle persone che il giorno dopo arriveranno al The Place convinte di trovare il loro burattinaio resteranno solo delle povere marionette senza guida.

 

Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=RDQwNVp65HY

 


[1] Ci tengo a precisare che si tratta del Mangiafuoco rappresentato dal cartone animato di Walt Disney in quanto quello della fiaba di Collodi è sì un personaggio arrogante e suscettibile ma anche comprensivo e benevolo dal momento che finisce col consegnare a Pinocchio cinque zecchini d’oro da portare a Geppetto e lasciandolo poi libero di andare per la sua strada.

3 pensieri su “Il Mangiafuoco del “The Place””

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