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La fabbricazione dell’umano: uno sguardo culturale sul tema della nascita

Francesco Remotti, noto antropologo italiano, per anni ha lavorato intorno al tema dell’antropopoiesi, dal greco anthropos (uomo) e poiesis (fabbricazione, produzione), per descrivere i processi con cui la cultura fabbrica l’essere umano.

Per Remotti l’identità, il corpo e persino le emozioni non sono elementi innati, ma il risultato di una continua “lavorazione” culturale che passa attraverso pratiche che modificano la persona in maniera radicale (riti di iniziazione, educazione, tabù, abitudini quotidiane).

Dunque, mosso anche dal bellissimo lavoro che stiamo facendo sul territorio Toscano con il Progetto PROSIT, ho pensato di coinvolgere due colleghe, Maria Elisa Dainelli e Lisa Fabbrini (rispettivamente antropologa e ostetrica), per sottolineare come la cultura agisca sulla nostra lettura dei fenomeni, focalizzando il confronto sul tema della nascita.

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Mediare tra mondi: la funzione del mediatore culturale nel setting etnoclinico

In psicoterapia lavorare con persone provenienti da altri contesti culturali non è semplice.

Spesso, infatti, terapeuta e paziente attingono a codici interpretativi diversi riguardo alla sintomatologia riportata da quest’ultimo, e l’accesso a questi codici viene ostacolato da vari fattori, uno su tutti la barriera linguistica.

Ecco perché avvalersi di un mediatore culturale può essere un valido aiuto ai fini terapeutici, a condizione, però, che si faccia attenzione al tipo di professionista che si convoca e, soprattutto, alla funzione che gli viene richiesta.

In questo video ho voluto approfondire il ruolo che il mediatore culturale riveste all’interno del setting etnoclinico, descrivendo non solo le caratteristiche proprie di questa figura professionale ma anche le buone pratiche per far sì che la sinergia che questi instaura con il terapeuta possa rappresentare un punto di svolta ai fini della cura.

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L’Africa non è così: falsi miti e pregiudizi su un continente complesso

Tra falsi miti e generalizzazioni, l’Africa viene spesso descritta e raccontata come un unicum compatto che, in quanto tale, è caratterizzato da una storia comune, una lingua comune e uno stile di vita e culturale simile tra le diverse nazioni che lo compongono.

Il continente, però, è tutt’altro che lo stereotipo del Biafra o della moderna e tecnologica Kigali, basti pensare che nei 54 stati riconosciuti che lo compongono (55 se si include il Sahara Occidentale) si contano oltre 3000 gruppi etnici distinti.

Trovandomi di fronte a questa complessità ho deciso di fare una chiacchierata con Chiara Piaggio, africanista ed esperta in Africa Subsahariana, che a settembre 2025 ha pubblicato il libro “L’Africa non è così”.

Con Chiara abbiamo affrontato il tema dei falsi miti che circolano sull’Africa cercando, quindi, di dare una visione più realistica sia del continente che della storia passata e recente che lo caratterizza..

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Il percorso giuridico del MSNA: tra tutele e difficoltà

Quando ci si interfaccia per la prima volta al sistema di accoglienza di persone migranti c’è una cosa che balza subito all’occhio, e cioè la differenza tra il percorso riservato ai maggiorenni e quello riservato ai minori.

Questo perché la persona minorenne, in quanto tale, è inquadrata come fragile e quindi ha bisogno di un sistema che possa garantirne la tutela a trecentosessanta gradi.

Da qui, quindi, la mia idea di fare una chiacchierata con Chiara Trevisani, Operatrice legale per OXFAM Italia Intercultura, che ha messo a disposizione la sua professionalità per fare proprio una panoramica sui diritti, i doveri, i vincoli e le possibilità che, ad oggi, ha a disposizione ogni minore straniero non accompagnato ritracciato sul territorio italiano.

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Restanze e Partenze: l’impatto della migrazione su chi resta e chi va

Quando parliamo di migrazione nella maggior parte dei casi poniamo tutta l’attenzione su chi parte e ci dimentichiamo di chi resta.

Di fronte alla dinamica migratoria, però, tanto il migrante quanto il “restante” si trovano a dover fare i conti con numerosi fattori di stress che vanno ad incidere in maniera marcata sul modo di sentirsi parte di un sistema sociale e culturale.

In questo nuovo video di Etnopsi, quindi, ho voluto indagare l’impatto che il processo migratorio ha su chi parte e su chi resta nel proprio paese natìo, mostrando come i sentimenti di nostalgia e i vissuti di spaesamento possano essere esperiti tanto dagli uni quanto dagli altri.

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Curati con umanità: cure mediche e soccorso in mare

Spesso quando pensiamo al concetto di salute ci vengono in mente gli ospedali, gli studi medici, mangiare sano e fare sport.

Tutto giusto, e generalmente siamo abituati ad accedere con relativa facilità all’assistenza di cui necessitiamo per vivere al meglio e poter affrontare le situazioni difficili con i giusti strumenti. Se, però, spostiamo il tutto in contesti particolari ed estremi, come quello della ricerca e soccorso in mare, le cose si complicano un tantino.

Partendo dal nuovo dossier “Curati con umanità” redatto da SOS MEDITERRANEE, in questa nuova live di Etnopsi affronteremo il tema dei rischi, delle sfide e delle buone prassi da adottare proprio nell’ambito della ricerca e soccorso in mare, e lo faremo con l’aiuto di Filippo Aquino, Sar Team Member e infermiere di bordo della Ocean Viking.

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Futuro in Arbëria: cosa ci raccontano gli Arbëreshë?

Alla fine del 1400 una forte ondata migratoria ha condotto parte della popolazione albanese in Italia dando origine a quella che oggi prende il nome di Arbëria.

Ma chi sono gli Arbëreshë e cosa possono raccontarci di noi e dei processi socio-culturali?

È quello che ho provato a raccontare nel nuovo video di Etnopsi grazie anche all’aiuto di Lorenzo Fortunati e del suo libro “Futuro in Arbëria: visioni di donne”.

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Integrare sistemi di cura: un progetto sulla Medicina Tradizionale del Burkina Faso

La migrazione non è soltanto spostarsi da un luogo all’altro, ma è un incontro/scontro tra un contesto culturale di partenza e uno di arrivo.

Approcciarsi a nuove usanze, costumi, valori, modi di fare e di pensare, infatti, può causare un elevato livello di stress che, se non visto e affrontato, finisce per comportare un senso di spaesamento tale da innescare una vera e propria frattura identitaria.

Risulta utile, quindi, trovare dei punti di contatto tra il vecchio contesto e il nuovo…ma se questo è facilmente possibile in alcuni ambiti (come la cucina o lo stile di vita), lo è un po’ meno quando si parla dei sistemi di cura.

A tal proposito ho deciso di fare una chiacchierata con due colleghe “etnopsi”, Elisabetta Cannas e Laura Ruggieri, e con Bancè Prosper (mediatore culturale) che stanno portando avanti un progetto di ricerca volto a indagare i sistemi di cura tradizionali del Burkina Faso e il possibile dialogo tra questi ultimi e la biomedicina occidentale.

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Delocalizzare l’accoglienza: una panoramica sull’accordo Italia-Albania

L’apertura dei centri di Gjader e Shenjin in Albania ha destato fin da subito clamore e tante perplessità non solo rispetto alla logistica legata al soccorso in mare, ma anche a questioni giuridiche e umanitarie inerenti al trasporto di persone in un luogo diverso da quello nel quale effettueranno la richiesta di asilo.

L’accordo Italia-Albania, però, non è l’unico esempio di esternalizzazione del processo migratorio. Negli ultimi anni, infatti, molti paesi come l’Inghilterra stanno tentando di arginare il fenomeno migratorio spostando all’estero parte del processo di accoglienza, prendendo spunto dal cosiddetto “modello australiano” più volte denunciato da numerose organizzazioni per i diritti umani.

Data la complessità dell’argomento e le ripercussioni che ci troveremo ad affrontare nell’immediato futuro a livello sociale, ho deciso di capirci qualcosa in più chiamando in mio soccorso Francesco Creazzo (ex cronista e addetto stampa di SOS Mediterranee Italia) e Simone Gavazzi (insegnante, editor e content creator).