pensieri

Eresia di strada

“Vi auguro di essere eretici.

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e,
in questo senso, è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio,
della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano,
chi studia, chi approfondisce,
chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze,
chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.”

Quando ho letto questa riflessione di Luigi Ciotti che sta spopolando sulle bacheche di molti dei miei contatti di Facebook, l’ho accostata quasi subito al fenomeno della Street Art.

Devo dire che l’argomento in questione mi ronza in testa già da un po’. Infatti, non più tardi di qualche giorno fa, un’amica “Alleniana” – mi piace chiamare così le persone con cui condivido la passione per Woody Allen – ha solleticato la mia curiosità con un post nel quale si mostrava profondamente contraria alle opere di Street Art. La convinzione con cui portava avanti la sua idea e con cui rispondeva a tono a chi non era d’accordo con lei mi ha dato il là per strutturare la riflessione che qui mi trovo a condividere.

Dopo aver letto il post, infatti, mi sono subito chiesto cosa si intende con il termine “Street Art” e come mai queste immagini – che alcuni definiscono scarabocchi, altri opere d’arte, altri ancora elementi decorativi per la città – portano con sé una forza tale da arrivare a mettere in crisi chi li osserva.

A questo punto non potevo far altro che documentarmi!

Ho scoperto, quindi, che il movimento artistico nasce negli anni Sessanta e Settanta come forma di diffusione per messaggi politici e/o attivisti ad opera degli studenti che in quegli anni stavano manifestando per i loro diritti. Verso gli anni Ottanta, però, la Street Art si trasforma: gli stencil non vengono più utilizzati per lanciare slogan politici e sociali, ma semplicemente per eseguire i disegni in maniera più rapida. È solo negli anni Duemila, però, che questo fenomeno si fa largo nella cultura di massa, in quanto “i graffitari di tutta Europa si uniscono agli altri artisti di strada con l’unico obiettivo di contrastare l’establishment tradizionale dell’arte puntando ad un pubblico sempre più vasto”.[1]

E’ bastato dare uno sguardo all’evoluzione storico-sociale di questa forma d’arte per riuscire a respirarne il carattere fortemente eretico .

Essa, infatti, nasce come un qualcosa che scardina i diktat formali della società di cui fa parte e che ha il compito di scuotere il pensiero dello spettatore mettendolo di fronte ad una nuova visione della realtà. Il carattere eversivo dei cosiddetti “stencil graffiti”, quindi, vuole essere patrimonio di tutti ed ha come obiettivo ultimo quello di rappresentare le storture della società mediante due dei simboli più accessibili ad ogni forma di cultura e società: l’immagine e il colore.

A tal proposito, una caratteristica peculiare che fa della Street Art una forma d’arte eretica è che per la realizzazione delle opere possono essere impiegate le più svariate tecniche: bombolette spray, adesivi artistici, stencil in serie, proiezioni video, sculture e tanto altro. Come se non bastasse, inoltre, essa si presenta in una forma così elementare e d’impatto che riesce a coinvolgere soprattutto chi l’arte tende a denigrarla poiché costretto a studiarla a forza dai libri di scuola. Negli ultimi anni, infatti, sono stati tantissimi i giovani che si sono cimentati nel dar sfogo alla propria creatività attraverso graffiti e stencil murari, e i motivi per cui l’hanno fatto sono i più disparati: si va da chi utilizza la Street Art come forma di critica nei confronti della proprietà privata o della società in generale, a chi la sfrutta per auto promuoversi approfittando del fatto che i muri delle strade e degli edifici sono visibili in maniera gratuita ad un pubblico molto più vasto di quello che frequenta i musei, le gallerie d’arte o – udite udite – i social!!!

L’idea che mi sono fatto della Street Art, quindi, è che essa possa essere definita a tutti gli effetti come una sana forma d’arte eretica che, in quanto tale, non possa far altro che scuotere le menti e aprirle a domande e a confronti.

Per concludere voglio riportare una dichiarazione molto interessante di Mauro Pallotta, pittore e artista di strada, che in un’intervista a Radio Vaticana del 2017 ha dichiarato:

“La street art è certamente arte, anche se spesso espressa in forma illegale. Si tratta di un’arte mordi e fuggi, che viene cancellata o deturpata in tempi brevi, o è vittima del tempo. Ha comunque una durata limitata e rappresenta la nostra vita super veloce e il tempo della globalizzazione”.

Per chi fosse interessato ad un piccolo approfondimento, ecco un bellissimo servizio di Domenico Iannacone che ha intervistato proprio Pallotta nel programma RAI “Che ci faccio qui“: https://www.raiplay.it/video/2019/05/Che-ci-faccio-qui—Mauro-Pallotta-in-arte-Maupal-f9094b5c-a2d5-407d-9edb-f895e8608bbf.html

 


[1] https://www.studentville.it/altro/street-art-storia-artisti-e-graffiti

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