Recensione film

The counselor – alcune riflessioni

Finalmente un film che ti sbatte davanti la cruda realtà della società attuale!

All’inizio ero un po’ scettico riguardo l’andare o meno a vedere il film perché, almeno dal trailer, mi sembrava la classica americanata che ti rifila il sempreverde cocktail “droga, sesso e vita spericolata”, ma per fortuna non è stato così. Qui il “tutto si aggiusta” non c’è e alla fine vince quello che si è saputo muovere meglio. Il messaggio è che la vita ti può andare di merda indipendentemente da quello che fai e che quindi è inutile farsi un piano di riserva per ogni eventualità perché in fondo la vita stessa è tutto ciò che passa tra un evento casuale e l’atro, è imprevedibile!
Alla fine della pellicola il primo messaggio che mi è arrivato è che nella società attuale riesci ad andare avanti solo se zittisci la tua parte “affettiva”, ma sentivo che avevo solo grattato la superficie del film. Ho iniziato allora, come spesso mi capita, a messaggiare con il mio amico regista Andrea Di Iorio (nelle note il suo ultimo lavoro se avete voglia di vederlo) e pian piano sono venute fuori delle riflessioni molto interessanti.
Uno dei personaggi più conturbanti è quello interpretato da Cameron Diaz che, a mio avviso, rappresenta la materialità per eccellenza: soldi, diamanti, nessun rapporto umano se non per avere un ritorno personale. Insomma, l’apoteosi del narcisismo! Addirittura il suo personaggio preferisce gli animali agli esseri umani e lo si nota benissimo nel dialogo finale con il responsabile finanziario in cui parla dei suoi ghepardi come se parlasse di due amanti. Questa donna è l’emblema del dictat “tutti sono utili, nessuno è indispensabile”.  A questo proposito una scena sicuramente conturbante ma molto profonda è quella in cui l’attrice “fa sesso” con una macchina: può sembrare una scena superficiale, ma a ben vedere mostra proprio come questa donna riesce ad eccitarsi perfino con una macchina e che quindi non ha bisogno dell’uomo per arrivare all’orgasmo. E’ l’apoteosi dell’individualismo e della conseguente morte della relazione intesa come scambio tra due persone. Il personaggio gode per il puro piacere di godere, indipendentemente se si trova davanti un uomo, una macchina o un ghepardo che corre inseguendo la preda. Il sesso diventa definitivamente materialità, si svuota del suo significato romantico di scambio.
Il personaggio interpretato da Brad Pitt, invece, è quello che mi ha colpito di più perché è portatore della metafora più forte di tutto il film: muore nonostante si sia sempre saputo muovere nel giro degli affari sporchi e nonostante avesse preparato un perfetto piano di fuga per quando le cose non fossero andate per il verso giusto. Ovviamente non è questa la cosa importante, ma è interessantissimo, invece, il modo in cui muore cioè decapitato da un filo di ferro che pian piano e in maniera irreversibile si stringe intorno al collo fino a trapassarlo da parte a parte per poi distruggersi. La metafora è evidente: la morte è un processo irreversibile e per quanto tu possa lottare per sconfiggerla (facendoti un piano di riserva dettagliato) alla fine ti tocca!
Javier Bardem interpreta, invece, un uomo potente, benestante, felice, che si sa muovere bene nel giro dell’illecito ma che ha una particolarità, ovvero ama e allo stesso tempo teme la sua donna (la Diaz). Questo è a mio avviso un evidente segnale di come oggigiorno il sentimento di fiducia verso gli altri si stia spegnendo gradualmente tanto da farci diffidare persino della persona amata. Assodato ciò, ho visto il personaggio come un portatore sano di come stia cambiando anche il senso della morale: prima tradire era immorale, oggi quasi te lo aspetti!
Il nodo cruciale del film lo si rintraccia nella telefonata che Michael Fassbender (il procuratore) riceve dall’avvocato messicano a cui si è rivolto per salvare la vita della sua futura sposa (alias Penelope Cruz). Il protagonista, nella forma più alta e convenzionale di cavalleria, si dice disposto persino a sacrificare se stesso pur di raggiungere il suo obiettivo, ma è qui che scopre una dura verità: per quanto ci si possa sforzare di fare le cose nel modo giusto, non è detto che la vita vada come ci aspettiamo. E non è un caso che il personaggio della Cruz, tanto amato dal protagonista, incarni proprio ciò che di norma è giusto fare portando con sé tutti i valori della dottrina cattolica. La donna, infatti, è fedele, prega, va in chiesa e lì vuole sposarsi perché “è una cosa bella” (P.S., adorabile la scena in cui la Diaz va a confessarsi e il prete scappa perché non sa come ci si deve comportare di fronte alla confessione di un non credente dicendole addirittura di frequentare il corso per poi tornare per avere l’assoluzione!).
Mi piace, quindi, pensare a questo film come a una scatola con un doppiofondo: in superficie c’è la storia del protagonista che ti spiattella la morale “se non ti sai muovere finisci male”, ma subito sotto di essa c’è un vano (rappresentato dai tre personaggi “accessori”) pieno di spunti e riflessioni che ne caratterizzano la vera essenza.
Insomma, un bel film da vedere!

NOTE:

4 pensieri su “The counselor – alcune riflessioni”

  1. La tua recensione é di gran lunga migliore della mia (http://wwayne.wordpress.com/2014/01/23/si-salvi-chi-puo/). Più dettagliata, più attenta ai sottili messaggi veicolati dal film, più completa nel dare il giusto spazio a tutti i personaggi.
    Tutto il cast ha fornito delle prestazioni di altissimo livello, ma a mio giudizio il migliore é stato Fassbender. Continuo a tifare per Jared Leto nella categoria attore non protagonista, ma a questo punto sarei contento anche se l’ Oscar lo vincesse Fassbender (candidato per 12 anni schiavo).

      1. Hai ragione, é uno scontro tra titani. Io tifo Jared Leto perché per Fassbender l’ Oscar arriverà (é solo questione di tempo), mentre invece l’ altro fa pochi film, per di più quei pochi difficilmente vengono candidati all’ Oscar, e quindi per Leto la nomination di quest’ anno é un’ occasione irripetibile, l’ Oscar o lo vince adesso o non lo vince più. Grazie mille per la risposta, il “Mi piace” (apprezzatissimo) e il follow (ricambiato)! : )

      2. Tolto Fassbender la concorrenza non dovrebbe essere spietata ma quando si parla di Oscar sono sempre un po’ sul chi va là!
        Il mio solo desiderio per quest’anno è di vedere finalmente il riconoscimento che merita al cinema italiano con “La Grande Bellezza”

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