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Il recinto

A cosa serve un recinto? Beh, un recinto ti da la possibilità di stare al sicuro dai nemici, di poter creare uno spazio in cui vige un equilibrio fatto di regole che se rispettate offrono un quieto vivere comune. Le cose nel recinto funzionano, ognuno ha la sua mansione, il suo ruolo e ogni giorno va in scena lo stesso spettacolo: i bambini giocano e studiano, gli adulti lavorano mentre agli anziani viene chiesto di dare meno fastidio possibile. La quiete è raggiunta, vedi che la cosa funziona e ti convinci di come quel pezzo di terra recintato sia un modo comodo di vivere. Non ti preoccupi di nulla, tantomeno ti lambisce l’idea che oltre quel recinto possa esserci qualcosa. Qualcosa. Ti blocchi. Cosa potrà mai esserci? Beh, a conti fatti né a scuola, né i “grandi” ti hanno mai detto cosa potrebbe esserci lì fuori. Ma alla fine che importa? L’importante è quello che c’è dentro il recinto! Eppure quella domanda è lì, non te ne riesci a sbarazzare, e per di più a incrementare la pervasività di quel tuo pensiero c’è il rifiuto di chi ti sta intorno nell’affrontare l’argomento come fosse un tabù. Ti viene detto che lì, fuori dal recinto, è pericoloso, regna il caos! Solo nel recinto, grazie alle regole ferree si può stare bene e vivere tranquilli, quindi non vale la pena arrovellarsi la testa con domande inutili. Del resto la conferma te la danno anche quelli che per disgrazia (o per fortuna?) sono stati costretti ad uscire dal recinto e che non appena possibile hanno  fatto ritorno all’ovile. Raccontano di un mondo con regole totalmente diverse dalle loro, di un mondo in cui l’estremo fa da sfondo a comportamenti mostruosi, privi di coscienza. Insomma, raccontano di un bosco ricolmo di mostri che nulla ha a che vedere con la pace e la tranquillità che regnano nel recinto. Spaventato torni sui tuoi passi, ti dici che forse è vero, che forse non serve a nulla interrogarsi sul mondo dei mostri. Tu sei fortunato, sei capitato dalla parte dei buoni, non ti serve altro!
Passa il tempo e quel recinto, però, ti sta sempre più stretto; non lo ammetti, ma a volte ti senti un po’ oppresso. Pensi che quelle regole che sono tanto utili quanto ferree potrebbero essere un tantino limitanti rispetto a tutte le domande che con il passare del tempo si sono moltiplicate in maniera esponenziale nella tua testa. Che fare? Ecco, l’occasione! Sei costretto a lasciare il recinto anche tu. Ma quale occasione? Non è un’occasione, è una condanna! Sarai costretto a passare le stesse tribolazioni che tutti quegli “Ulisse” venuti prima di te hanno dovuto sopportare, contando i giorni che ti separano dal tuo rientro all’amata patria, al tuo ovile, alla parte giusta del mondo. Il desiderio di uscire, però, si fa sentire e, anche se in sordina, ti spinge ad andare. Vai!
Non appena metti piede fuori dal recinto la voglia di tornare indietro ti attanaglia, hai l’impressione di non potercela fare, non ce la potrai mai fare contro tutti quei mostri, quei diavoli che sguazzano nel caos…lascia perdere, torna indietro! Mentre pensi, a tutto questo, però, ti accorgi che hai già fatto un bel po’ di strada, il recinto alle tue spalle è diventato piccolissimo e fino a quel momento nessun pericolo in vista…ok, si continua.
Sulla strada incontri gente, luoghi, ti trovi in situazioni che ti causano forti emozioni di paura e ansia ma che per andare avanti devi affrontare per forza. L’ignoto, è quello che ti spaventa. Il parlare con una persona mai vista (e quindi capace di tutto), l’andare in giro in una città di cui non hai mai sentito parlare, il dover chiedere maggiori informazioni riguardo ciò che ti circonda. Tutto questo rischio non lo corri con le tue regole. Le tue regole ti danno la possibilità di prevedere il comportamento degli altri, di conoscere in anticipo com’è strutturata la città, quali cose è utile sapere e quali no. Ma ora le tue regole non ci sono, sei solo nel caos. Come fare? Sei pieno di paure e di domande, ma a un certo punto il lampo. Eh si, ti accorgi quasi inaspettatamente che a conti fatti “paese che vai, usanza che trovi”, o forse sarebbe meglio dire “paese che vai, regole che trovi”. Ti accorgi che le tue regole, quelle regole che ti hanno sempre insegnato, non sono assolute bensì relative. Ognuno ha le proprie! Ti si apre un mondo di novità e con esse si fa sempre più forte il senso di disorientamento.
Eri abituato a seguire un copione preciso, la tua vita era scandita da tappe prefissate e a te stava bene così perché a conti fatti nel recinto le cose andavano bene se tutti facevano la loro parte. Ora però hai visto che il recinto è solo una microscopica parte di un tutto molto più enorme, è solo una goccia nel mare. Il tuo sapere, la tua conoscenza non sono che una piccola parte dello scibile universale e che nonostante questo sono anche una parte relativa, inquinata da credenze dettate dal rifiuto del sapere oltre il necessario. Pensieri e pensieri che si susseguono nella tua testa. Cominci a pensare che quelle regole che sembravano così utili per il quieto vivere del recinto altro non sono che una limitazione alla libertà personale, che quel recinto tu ce l’hai anche nella testa. Ti limita le idee, la creatività, ti vincola il desiderio di conoscenza: del resto, a che serve sapere altro rispetto a quello che serve per svolgere la mansione che mi è stata assegnata? La cosa non ti va giù!
Pensi che forse tutti quegli “Ulisse” che sono usciti dal recinto per poi farvi ritorno non si sono neanche mai dati la possibilità di capire cosa stavano facendo, dove erano stati catapultati e quindi di provare a chiedere, a domandare per conoscere come funziona il mondo oltre il recinto. Domandare; che sia questa la parola chiave? Come si fa ad appagare la curiosità se non ci si pone delle domande? Ma soprattutto, come si fa ad essere curiosi se ci si limita a stare in un recinto senza capire né come, né perché si sta in quel posto a fare quella cosa? Forse gli “Ulisse” non sono poi così curiosi. O forse sono più intelligenti?
E’ vero, l’evadere dal recinto ti ha condotto ad uno squilibrio, al caos! Ma alla fine che cos’è il caos? A conti fatti il caos è un nonsenso, è un qualcosa che costringe alla fatica intellettuale, che conduce ad una serie di domande a cascata che portano a risposte che a loro volta pongono altre domande, in un vortice per cui l’unica soluzione è quella di ammettere quanto l’uomo sia incapace di conoscere il tutto. Ma come, l’uomo, l’essere perfetto che non può spiegare tutto ciò che gli sta intorno…inammissibile! Del resto, però, non può essere altrimenti. L’hai visto con i tuoi occhi, persino le leggi che regolano il funzionamento delle cose qui sulla Terra sono relative. Qui si sta in piedi, basta andare oltre l’atmosfera per lievitare come piume. Tutto è relativo!
Ora ti è più chiaro il motivo del voler restare nel recinto, della voglia di accontentarsi per evitare il loop di domande e risposte che finisce con mettere in discussione perfino l’immagine che hai di te stesso. Tutto ciò ti disorienta, ma la curiosità di conoscere sempre di più pur avendo ferma in mente l’idea di non poter conoscere tutto ti attira. Quante cose ancora potrai scoprire, da quante persone potrai attingere esperienza, quanto mondo potrai ancora conoscere? Non ne puoi più fare a meno, è una droga! Nel pieno del fermento però un’idea ti blocca: l’idea di dover tornare nel recinto. Lì ci sono i tuoi cari, i tuoi amici, c’è quello che prima era il tuo mondo, ma che ora inevitabilmente è un mondo che non ti rappresenta più. L’ennesimo dilemma: tornare o non tornare? Precludersi la libertà di conoscere nuovi punti di vista o restare nel mondo, quello vero, e rinunciare agli affetti che fino ad allora ti hanno accompagnato? Che fare? Il vortice continua, non ne vedi la fine ma hai ben chiaro l’inizio, quella domanda: cosa potrà mai esserci?

3 pensieri su “Il recinto”

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